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AI e professionisti: uno strumento utile ma non privo di rischi.
Se è vero infatti che non esistono professioni immuni dai rischi, è altrettanto vero che oggi non esistono professionisti che non utilizzano l’Intelligenza Artificiale.
Il problema si presenta però quando il professionista si affida all’AI, senza verificare le informazioni generate. In questi casi può verificarsi il fenomeno noto delle “allucinazioni”, ossia contenuti inesistenti ma apparentemente coerenti.

Ma quando l’AI sbaglia, di chi è la responsabilità?

La giurisprudenza si sta muovendo sempre di più verso un orientamento comune: anche quando l’errore nasce dall’AI, la responsabilità resta in capo al professionista.

È quanto conferma la sentenza n. 338 del 20 febbraio 2026, emessa dal Tribunale di Siracusa nei confronti di un avvocato che si è affidato completamente all’AI.


Il Caso: la responsabilità dell’avvocato che usa l’Intelligenza artificiale.


Nel caso in esame, l'avvocato aveva inserito, nella memoria ex art. 171 ter c.p.c., quattro precedenti giurisprudenziali della Cassazione forniti dall'AI, che si sono poi rivelati inesistenti. In particolare, le massime virgolettate citate erano state costruite ex novo dall’AI, senza nessun riscontro nel CED della Cassazione.

Una condotta di questo tipo rappresenta una violazione evidente dei doveri di lealtà e probità cui il difensore è tenuto. L’introduzione di precedenti inesistenti, infatti, influenza il corretto svolgimento del contraddittorio e rischia di indirizzare la decisione su presupposti non veritieri.

Inoltre, appesantisce l’attività del giudice e delle controparti, che devono verificare l’attendibilità dei riferimenti normativi e giurisprudenziali richiamati. 


La sentenza: quando l’errore dell’AI si configura come Colpa Grave.


Secondo il Tribunale di Siracusa l’avvocato deve sempre procedere alla verifica e al controllo delle ricerche effettuate con i modelli di Intelligenza artificiale. 
È ormai risaputo, infatti, che questi sistemi possono fornire risultati errati, conosciuti come “allucinazioni da intelligenza artificiale”, che si verificano quando generano risultati inesistenti anche se apparentemente coerenti con la questione trattata e abbastanza realistici. 
L'uso acritico, quindi, da parte dell’avvocato dell’intelligenza artificiale, senza la verifica dell'attendibilità delle informazioni attraverso la consultazione delle fonti primarie, si configura come Colpa Grave.

Ricordiamo che già con la Sentenza del 16 settembre 2025, la Sezione Lavoro del Tribunale di Torino aveva segnato un precedente destinato a definire il rapporto tra professioni legali e AI. In quella circostanza, i giudici avevano condannato il comportamento di un avvocato che aveva impugnato un’ingiunzione di pagamento affidandosi, anche in questo caso in modo acritico, alla risposta fornita dall’ IA.

Secondo il tribunale piemontese, il ricorso presentato consisteva in «un coacervo di citazioni normative e giurisprudenziali astratte, prive di un reale ordine logico e in gran parte inconferenti». Per tale negligenza, il giudice ha ritenuto applicabile l’articolo 96 del codice di procedura civile, che disciplina la responsabilità processuale aggravata, comunemente nota come “lite temeraria”.

Entrambi i casi presentano una linea comune: i giudici se da un lato riconoscono la legittimità dell’uso dell’AI, dall’altro evidenziano i rischi a cui i professionisti si espongono nel caso in cui si affidano ciecamente allo strumento per la redazione di atti giudiziari.


Responsabilità professionale e uso dell’AI: perché assicurarsi per Colpa Grave.


Alla luce dell’orientamento giurisprudenziale, appare sempre più evidente come i rischi per la professione forense siano in costante aumento, anche in relazione all’utilizzo di nuovi strumenti come l’Intelligenza Artificiale. 

L’AI viene sempre più utilizzata dagli avvocati, per esempio, per la redazione di atti giudiziari, la stesura di pareri legali, nell’analisi predittiva dei casi e per la ricerca di precedenti giurisprudenziali.

Proprio per questo diventa fondamentale dotarsi di una copertura assicurativa adeguata, che includa espressamente anche la colpa grave, oggi sempre più rilevante nella pratica professionale.

La copertura per Colpa Grave è una garanzia che tutela il professionista anche nei casi di errore particolarmente rilevante. Per Colpa Grave si intende una condotta caratterizzata da negligenza o imprudenza marcata, ovvero un comportamento che si discosta in modo evidente dagli standard di diligenza richiesti a un professionista. 

Differisce quindi dalla Colpa Lieve che fa riferimento a un errore minimo, che può essere considerato accettabile, anche se fonte di responsabilità per chi lo commette.

La Polizza RC Professionale Avvocato e tutte le altre Polizze RC che si rivolgono ai diversi professionisti, in genere coprono sia la Colpa Lieve che la Colpa Grave. 
Tuttavia, tutte non le polizze includono automaticamente quest’ultima garanzia, per questo è fondamentale verificare attentamente le condizioni contrattuali, i massimali e le eventuali esclusioni. 

Una copertura completa consente al professionista di operare con maggiore serenità, anche in un contesto normativo e tecnologico in continua evoluzione.

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